LA MORTE DEL MARITO...

Secondo alcuni studiosi,il Monte Citorio si chiama così perchè nell'antica Roma vi si svolgevano riunioni tra vari cittadini che,sulle sue pendici,si scambiavano favori,si davano cose e si "accettavano" doni.
Il nome,appunto,derivava,forse,dal termine "citare","accettare".
Altri studiosi non sono d'accordo ma,io,pur non essendo un tecnico linguistico,condivido.
E condivido sopratutto perchè,ancora oggi,in quel Monte,si scambiano favori,si danno cose e si accettano doni,come una immunità.
Basta domiciliarvi anche per poco tempo,che il contagio prende tutti e,con il contagio,si è immediatamente
coinvolti e travolti dalla sindrome degli attuali frequentatori fissi.
Ci vanno i ladri condannati,ci vanno i grassatori indagati,ci vanno i lestofanti ricercati e ci vanno pure le vedove inconsolabili.
Ci vanno le vedove per "fuoco amico",quelle per fuoco malavitoso,quelle che in premio della vedovanza subita,vengono dotate di un asilo,di uno stipendiuccio,di un ufficio piccolo piccolo e di una impunità grande grande.
E' il caso di tale Laganà Maria Grazia,vedova Fortugno.
Appena dismessi gli abiti funerari è stata fatta deputato dal PD,è stata inquisita e condannata dal Tribunale di Locri e,sconsolatamente si è immediatamente auto-sospesa dal Partito ma non dall'asilo,non dall'ufficio piccolo piccolo,non dall'impunità grande grande e,men che meno,dallo stipendio.
Immensa è la saggezza dei proverbi popolari : "la morte del marito è un gran dolore,beata chi lo prova."..