IL PICCOLO CESARE:STORIA PATETICA DI UN MALANDRINO VANITOSO.

Era il nomignolo di un gangster dell'America degli anni trenta.
Era un personaggio molto simile ad un altrettanto piccolo malavitoso del mio paese.
Quest'ultimo,non privo di furbizia ed assolutamente privo di scrupoli,pian piano,iniziò la scalata nel mondo criminale che frequentava.
Era più svelto dei suoi comparetti e,sfruttando delle amicizie ben posizionate,riuscì ad emergere,consolidando sempre più la sua posizione di predominio.
Servendosi delle giovani prostitute che proteggeva e sfruttava,irretì industriali,commercianti,professionisti ed artigiani.Forte della sua ricchezza in continuo aumento,comprò la complicità di senatori e deputati,magistrati e cancellieri,medici ed infermieri.Appoggiò la scalata di amici,di amiche e di amici degli amici,creò un piccolo impero,nel mio paese,impero fatto di corruzioni,di malversazioni,di ricatti e di blandizie.Era generoso,simpatico,elegante e,a volte,piacione.
Tutto gli andava per il verso giusto,tutto gli era permesso e tutto serviva a consolidare la sua posizione tra gli altri malavitosi del mio paese.
Quando arrivò a pensare di essere più che tranquillo,che i paesani non potessero più creargli problemi,che ogni sua parola era diventata legge,decise di allargare i suoi orizzonti,di ampliare il suo potere nei paesi vicini al mio,paesi abitati e dominati da altri gangster come lui ma ben più potenti di lui.Iniziò a viaggiare,ad intrufolarsi nelle riunioni pubbliche o segrete degli altri criminali,a chiedere spazi sempre più ampli,a pretendere di mettere bocca sui loro affari e,addirittura,a partecipare alla spartizione del bottino accumulato dagli altri,in tanti anni di attività penalmente rilevanti.
Dapprima fu guardato con stupore,con una certa meravigliata bonomia e con una certa dose di paziente attesa.
Poi,il mio paesano malavitoso,si montò la testa,aumentò le pretese,tentò di allearsi con due altri capo gangster di paesi più lontani,uno a occidente ed uno ad oriente,proponendo anche a loro qualche affaruccio lucroso ma immorale e prospettando una politica del malaffare che avrebbe portato ulteriori ricchezze a loro tre ed alle loro rispettive corti di nani,mignotte e ballerine.
Tutto andava per il meglio,per il piccolo cesare del mio paese ma...
Accadde che il potente boss suo alleato che viveva ad occidente,perse il suo bastone di comando e l'altro delinquente,quello che viveva in oriente,avendo altri cazzi per la testa,non potè più seguirlo nei suoi disegni truffaldini.
Si ritrovò solo,il mio paesano malavitoso,solo ed alla mercè degli altri mascalzoni vicini e lontani.
Iniziarono a reagire,a non ridere delle sue battutine ebeti,a non voler più finanziare le sue attività delittuose,a non volersi più fidare di lui,a minacciarlo se non avesse ricacciato i tesori accumulati in precedenza e,ricattadolo in maniera pesantissima,lo costrinsero alla fuga.
Fuga precipitosa,drammatica e dolorosa.
I gangster vicini e lontani,mettendolo da parte,decisero di appropriarsi del controllo delle attività del mio paese,di tuffarsi a lucrare sulla vita dei miei concittadini,gente brava,industriosa ed onesta anche se un pò cogliona,a speculare sul loro lavoro,sulle loro iniziative e sul loro futuro.E per far ciò,si devettero levare dalle palle quel piccolo gangster di provincia che aveva provato ad erigersi a criminale di rango internazionale.
Uniquique suum:lo hanno accantonato,lo hanno depotenziato comprandosi i suoi ex compari locali e,per convincerlo a non riprovarci,lo hanno persino minacciato delle più spaventose ritorsioni.
Lui,delinquente,piccolo nano tra giganti,ha dovuto cedere,sottostare ai ricatti ed abituarsi a vivere nella paura che qualcuno,in futuro,potesse fargli la pelle.E considerando che nella sua carriera,di pelli se ne era fatte tante,che di tirate di pelle ne aveva sperimentate a chilometri,che la paura rende prudenti anche gli uomini più coraggiosi,decise di mollare,nella incredulità dei suoi accoliti e raccomandandosi alla clemenza altrui.
Sic transit gloria mundi si dice ed il piccolo cesare paesano,miscredente ed in precedenza ottimista,iniziò a cercare un rifugio sicuro che lo garantisse dalle ire della giustizia divina,preoccupato,però,dalle conseguenze della vendetta terrena di quanti,come gangster,erano più bravi e più capaci di lui.
Ed a quanti provarono a rincuorarlo,a resistere,a provarci ancora,a scendere di nuovo in campo,il mio piccolo,indifeso e terrorizzato deliquente,rispose con una serie di decisi,ferrei,granitici gestacci:le corna,il medio alzato ed l'ombrello al braccio.
Che pena...