GIANFRANCOTTO DA RIMINI ED ELISABETTA DA POLENTA.

Le storie d'amore,anche per una scorzaccia dura come il sottoscritto,sono sempre molto belle. Specialmente quando finiscono male.
E' stata bellissima quella di Romeo e Giulietta,altrettanto quella tra Paolo e Francesca,per non parlare di quella fugace ed eterna tra Benito e Claretta.
Finiscono male,è vero,e finiscono male specialmente per colpa dei parenti più stretti,cognati compresi.
Così come le altre,anche la storia d'amore tra Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani è una storia bellissima,per loro,ma,temo,destinata a finire male. E se finisce male lo si deve,anche in questo caso,alle colpe di un parente strettissimo,quel Giancarlo,fratello di lei e cognato di lui,di mestiere indefinito e di residenza monegasca.Tutto ciò se quanto si sbandiera è vero.
Marcello Petacci finì davanti ad un plotone,Romeo si uccise dopo un omicidio e Paolo fu trucidato dal Gianciotto,fratello cornuto.
Solo il Giancarlo,giovane,rampante,ambizioso e spregiudicato,non finirà ammazzato da nessuno ma fuggiasco nel mondo dorato delle isole Cayman o delle Bermuda.
Chi ci rimette è il Gianfrancotto che,o poco sveglio o poco sospettoso,tutto sturbato dall'avvenenza di Elisabetta,corre il rischio di farsi infilzare dai sicari del "Tinto",notissimo moralizzatore delle pianure brianzole e degno erede del più classico Ambrogio arcivescovo padano.
C'è una sola via d'uscita per l'improvvido ed innamoratissimo Gianfranco : convocare il cognatino,prenderlo a calci in culo,costringerlo a restituire il maltolto,vendere la Ferrari e mandarlo a farsi fottere,lui,le sue presunte società off-shore e le sue abituali frequentazioni,Gaucci compreso.