LA SACRALITA' DELLA GERARCHIA.

Viviamo tempi "strani",incerti sia nel presente che nel futuro.
Tempi bui per la maggior parte degli uomini e delle donne insicuri del loro essere e spaventati di quello che può loro divenire.
Tempi incerti per tutti ma non per i padroni delle cosche politiche e delle caste clericali. Loro viaggiano sicuri,viaggiano di concerto e di concerto si puntellano a vicenda. I Tinti e gli Unti sono i prediletti dei detentori della verità specie quando i detentori della verità navigano a vista nelle acque infide della sessualità repressa e della pedofilia nascosta.
Ho scritto qualche giorno addietro,di sentirmi ancora "cristiano" ma non più appartenente alla comunità religiosa che,in nome di quel Cristo,continua a compiere nefandezze,discriminazioni e soprusi. Non posso certo sentirmi rappresentato dalle due entità,dalle due fazioni,dalle cosche e dalle caste. Non accetto che la casta assolva la cosca sempre e comunque,non accetto che i Tinti e gli Unti,per farmi capire,il Silvio ed il Guido,proprio quando sono sotto critica,vengano accolti,festeggiati e riveriti da quegli stessi personaggi che,in pompa non sempre magna,condannano i diversi,coprono i pedofili e,per profitto di leggi e di denaro,santificano gli allegri vecchietti viziosi ed i rassicuranti protettori civili.
Ai silenzi pelosi della gerarchia ed alle parole del cardinal Bertone e dei suoi pari,preferisco il "venite fanciulli",senza secondi fini del Cristo Nazareno,quello stesso Cristo che,incazzatissimo,prese a bastonate i mercanti,i Tinti e gli Unti. Ma Lui perdonava i peccatori,abbracciava le prostitute e conosceva gli uomini. Anche quelli che pretendono di rappresentarlo.