MI DISPIACE MA ABBANDONO, ANZI MI SQUAGLIO !

Debbo dare una notizia, una brutta notizia.
Abbandono, anzi mi squaglio.
Potrà dispiacere ai pochi "incazzatononmollaredibattistanonsiarrende", potrà deludere i pochissimi che leggono questo blog, potrà far felici i marescialletti, gli apostati, i rinnegati ed i 'pretty man' della politica locale, ma la brutta notizia ve la debbo dare.
Lascio, abbandono, mi arrendo, anzi mi squaglio : mi voglio squagliare anch'io nel grande cesso del popolo della libertà.
E' successo : ho letto qualcosa, ci ho riflettuto sopra, ho considerato la situazione ed ho deciso.
Viva Berlusconi, lunga vita a Berlusconi (scusa Gianfranco...), Berlusconi "for ever" !
Vi sembra incredibile? No, è possibile.
E' successo.
Ho riletto alcune pagine del trattato sulla Politica di Aristotele. Stò parlando di Aristotele da Stagira, mica di Fede Emilio o di Bocchino Italo, stò parlando di Aristotele, il figlioccio di Prosseno, l'allievo di Eudosso, mica di Guzzanti Paolo, padre di Sabina. Stò parlando del parto di un genio del pensiero, mica di un aborto del pensiero di un Ferrara. Stò parlando di un cervellone, mica di un cazzetto qualunque!
Un brano del suo trattato mi ha talmente convinto (...galeotto, quel brano) che ve lo riporto integralmente.
E' il brano in cui Aristotele dice che tutti i cittadini devono essere investiti di diritti e di doveri uguali e che questa uguaglianza è, per gli Stati, fattore essenziale di ordine e di stabilità, ma :
" ma se la capacità ed il valore di un individuo sono tali per cui la forza politica degli altri non possa essere messa sulla bilancia con la sua, è IMPOSSIBILE considerare questo individuo come una semplice componente della comunità. Sottomettere le sue qualità al comune senso di convivenza sarebbe commettere verso di esse (le sue qualità) una ingiustizia proporzionata alla loro stessa grandezza (delle sue qualità). Un simile individuo sarebbe come un DIO tra gli uomini. Ne deriva che le leggi si applicano solo a quelli che sono uguali. Per LUI le leggi non esistono, perchè LUI stesso è la legge. Chi volesse imporre a LUI la legge si renderebbe ridicolo e si attirerebbe la stessa risposta avuta dalle lepri della favola di Antistene quando, le lepri, nella assemblea degli animali, reclamarono una parte uguale a quella del leone".
Fin quì Aristotele.
Ci ho riflettuto sopra. Aristotele è Aristotele, mica uno sceneggiatore del 'grande fratello' , mica un regista di 'amici' , mica un direttore di Tg o un opinionista del "giornale". Mica è un qualsiasi Vittorio, Sgarbi o Feltri o Di Battista! Aristotele è Aristotele, senza se e senza ma.
Allora ho considerato la situazione, ho visto ed ho capito.
La capacità, il valore e la forza politica sono sue, di Berlusconi. Chi non si può considerare una semplice componente della comunità è lui, è Berlusconi. Le qualità che non si possono sottomettere al comune senso di convivenza, sono le sue, di Berlusconi. Un uomo che sia un dio tra gli uomini, è sempre lui, è Berlusconi. Un uomo per il quale le leggi non esistono, è lui, è Berlusconi. Un uomo che esso stesso è la legge, è lui, è sempre lui, è Berlusconi.
Ancora: chi gli volesse imporre la legge (noi, anzi da adesso voi...) si renderebbe ridicolo. Chi reclamasse all'assemblea degli animali (e concordo pienamente con la definizione aristotelica) una parte uguale alla sua, si attirerebbe la stessa risposta della favola di Antistene : silenzio, IO sono IO, IO sono il LEONE, voi non siete un cazzo, voi siete le lepri !
Ho capito pure chi sono effettivamente le lepri, anzi, i conigli.
Per questo ho deciso : abbandono, lascio, mi arrendo e mi squaglio.
Mi voglio squagliare anch'io nel grande cesso del popolo della libertà.
E, non avendo mai frequentato i salotti buoni della politica, della finanza, del giornalismo e della aristocrazia nera (nel senso di tonaca) ; non avendo contatti frequenti con il Fede Emilio (l'ultimo oltre 40 anni fà, quando gli impedii di sopravanzare una fila ad un imbarcadero per Capri) ; non godendo dei favori, sicuramente rilassanti, di un Bocchino Italo e non avendo frequentato neppure (per ora?) le patrie galere, ho deciso. Mi cospargo il capo di cenere e, con la coppola in mano come distintivo, con le gambe strette ed un accenno di inchino, andrò da chi il salto lo ha già fatto e mi farò raccomandare!
Per fortuna che Massimo c'è !!